Anche il re Giorgio è adesso protagonista di una biografia…
E’ stata presentata due giorni fa, il 18 Ottobre, nella sede milanese del quotidiano Il Sole 24 Ore, la prima biografia non autorizzata di Giorgio Armani, dal titolo “Essere Armani”.
Il libro, di circa 250 pagine è stato scritto dalla giornalista Renata Molho, e racconta vita, sentimenti, carriera, famiglia, premi e riconoscimenti dello stilista.
Oltre all’autrice, hanno partecipato alla presentazione di ieri amici e compagni di lavoro di Armani, che hanno raccontato, attraverso i passi del libro, avvenimenti della vita professionale e personale del designer, di cui sono stati testimoni diretti.
Il libro è edito da Baldini, Castoldi e Dalai Editori e costa 25 €.
Per la recensione completa del libro, scritta da Antonio D’Orrico su Magazine del Corriere della Sera, cliccate su MORE.
“Ora, ed è la prima volta (incredibile, nessuno ci aveva mai pensato), qualcuno ha scritto la biografia di Armani. Si chiama Renata Molho ed è una giornalista di moda. Il libro si intitola efficacemente Essere Armani, sta per uscire da Baldini Castoldi Dalai editore ed è una biografia non autorizzata, nel senso che Armani non ha collaborato con l’autrice.Quando ho cominciato a leggere il libro della Molho mi ha subito colpito un brano che appartiene allo stesso giro di pensieri che ho seguito finora: «Perché Giorgio Armani è un uomo concreto, pratico. Probabilmente perso in un suo mondo interiore al quale non lascia accedere nessuno. Impegnato nella prolungata difesa di quel territorio intimo e ricco di ricordi ed emozioni importanti, Armani ha costruito un grande e spesso muro tra sé e sé, tra sé e il mondo, fino a restare un po’ prigioniero del suo personaggio pubblico».
Prigioniero del suo personaggio pubblico. O autoprigioniero (Je me cache derrière moi)? La Molho racconta diffusamente il personaggio pubblico, Mr. Armani:«Quello totalmente vincente, quello che tutti ci invidiano e che ha traghettato l’immagine stessa dell’Italia nel Mondo Nuovo».
Racconta nei toni giusti di una giusta e dovuta epopea le sue imprese: «Quello che si andava inventando intorno agli anni Settanta, quando, seppur tutti reduci consapevoli o meno dal Sessantotto, eravamo ancora percepiti all’estero come comparse di un grande film neorealista. E noi stessi, intesi come italiani, andavamo vestiti come ci riusciva. Senza una direzione: gli uomini indossavano giacche cartonate e le donne si agghindavano seguendo modelli variopinti… Poi è arrivato lui: con i suoi colori tenui, la fluidità dei tessuti, la decostruzione delle giacche, la femminilità androgina e silenziosa. Quella del tacco basso, della ballerina vellutata e del tailleur pantalone che conferiva autorevolezza senza nulla togliere alla sensualità. Anzi, al contrario, in quel sottilissimo spazio di confine tra maschile e femminile, tra rigore e indulgenza, sta il segreto della seduzione moderna, scoperta, inventata e proposta da lui.
(…) Scrive Renata Molho: «Armani ha due anime, una è più leggera e sorniona, quasi inespressa e l’altra, quella che tradisce raramente e che lo guida, assomiglia a una vocazione monastica».
».Antonio D’Orrico – Il Magazine del Corriere della Sera – 14/09/06
».Antonio D’Orrico – Il Magazine del Corriere della Sera – 14/09/06